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Io mi adatto alle cose malmesse. Intendo dire che non mi piace metter ordine alle cose. Se qualcosa non è a posto di fronte a me, io non la metto a posto. Mi metto a posto io.

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lunedì, 02 novembre 2009
SILENZIO

Qualcuno lamenta il mio silenzio, in questo blog che sembra il corridoio di un film di Bergman; ormai si sentono persino i passi di un insetto, ma c'è una ragione, una fra le altre di cui forse vale la pena parlare.

Sono malinconico, malinconico come un innamorato lontano dall'oggetto del suo amore, come Baptiste Debureau di Les enfants du paradis.
Mi succede così ogni volta che nelle mie visioni mi capita di individuare, localizzare, percepire che una donna è la più bella donna del mondo.
Negli amori impossibili si riversa un sentimento raro, una pienezza, un senso di totale abbandono, infatti nessun amore terreno è aperto al possibile infinito come l'amore per un'immagine.

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Maggie Cheung in qualche modo rappresenta per me, non solo la bellezza che supera ogni altra, ma nei suoi ruoli, in particolare in "In the mood for love", ma anche nell'epico "Hero", rappresenta insieme l'oggetto e il sentimento stesso.

In 2046 Tony Leung cerca, dopo la perdita dell'amore per Maggie, un amore riflesso nell'oscura e sensuale Gong Li.


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Ma non è possibile, la bellezza straziante e sofferta di questa non può resistere al ricordo dell'altra, lei lo sa e lo lascia nella sua corsa impossibile degli amori consumati.

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Quando suono vorrei che le mie note seguissro il corso dei suoi sguardi, dei suoi silenzi e della sua attesa sconfinata, la sua eleganza astratta satura di languore composto, vorrei che esercitassero la stessa ascetica attrazione, lo stesso universo di sensi taciuti.

Zhāng Yìmóu, che con lei non ha lavorato molto, sedotto come è stato da Gong Li, ha immortalato su pellicola la miglior scena di sesso della storia del cinema, in "Ju dou" la moglie oppressa del brutale e dispotico tintore di stoffe si innamora del garzone, giovane e delicato e nella fossa dove si conservano i colori si unisce a lui.
L'atto è rappresentato dallo srotolarsi delle lunghe pezze rosse gialle e arancio dalle lunghe aste su cui sono stese ad asciugare, producendo un senso di emozione e di passione per qualcosa di cui non si vede nulla.

Maggie Cheung è questo, e lo supera, perchè nell'attesa del suo sguardo e della sua figura essenziale nasconde un universo al quale un occidentale non osa neppure pensare e che un orientale si illude di dominare.

maggie
Mi sono chiesto con che musica potessi mostrare questo sentimento, se una melodia orientale o un solo di sax, o un blues di Ravel.
Ma c'è, c'è la musica che racconta quello che accade nel mio cuore ellenico, straziato tra oriente e occidente, un mondo in cui ho trovato più di quello che cercassi.

(Di Sotiria Leonardou parleremo un'altra volta.)



Aman amaaaannnn


Quando nasce l’uomo
nasce una passione
quando infuria la battaglia
il sangue non si conta

Brucio, brucio
getta altro olio sul fuoco
annego, annego
gettami in fondo al mare

Ho giurato sui tuoi occhi
che avevo per Vangelo
la coltellata che mi hai dato
di trasformarla in sorriso

Brucio, brucio
getta altro olio sul fuoco
annego, annego
gettami in fondo al mare

Aman amaaaannnn

Ma tu nel profondo dell’inferno
rompi la catena
e se mi tirerai al tuo fianco
che tu sia benedetto

Brucio, brucio
getta altro olio sul fuoco
annego, annego
gettami in fondo al mare

Ancora una volta ricorro all'ottimo Rebetis e al suo meraviglioso lavoro di traduzione di musiche che altrimenti ci resterebbero ignote

Postato da: toporififi a novembre 02, 2009 02:40 | link | commenti (8) |

lunedì, 28 settembre 2009
PETITE

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Tu as des yeux d'enfant malade
Et moi j'ai des yeux de marlou
Quand tu es sortie de l'école
Tu m'as lancé tes petits yeux doux
Et regardé pas n'importe où
Et regardé pas n'importe où

Ah! petite Ah! petite
Je t'apprendrai le verbe "aimer"
Qui se décline doucement
Loin des jaloux et des tourments
Comme le jour qui va baissant
Comme le jour qui va baissant

Tu as le col d'un enfant cygne
Et moi j'ai des mains de velours
Et quand tu marchais dans la cour
Tu t'apprenais à me faire signe
Comme si tu avais eu vingt ans
Comme si tu avais eu vingt ans

Ah! petite Ah! petite
Je t'apprendrai à tant mourir
A t'en aller tout doucement
Loin des jaloux et des tourments
Comme je jour qui va mourant
Comme je jour qui va mourant

Tu as le buste des outrages
Et moi je me prends à rêver
Pour ne pas fendre ton corsage
Qui ne recouvre qu'une idée
Une idée qui va son chemin
Une idée qui va son chemin

Ah! petite Ah! petite
Tu peux reprendre ton cerceau
Et t'en aller tout doucement
Loin de moi et de mes tourments
Tu reviendras me voir bientôt
Tu reviendras me voir bientôt

Le jour où ça ne m'ira plus
Quand sous ta robe il n'y aura plus
Le Code pénal

(Léo Ferré)

Postato da: toporififi a settembre 28, 2009 20:35 | link | commenti (10) |

lunedì, 21 settembre 2009
in colpevole ritardo


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Il 18 settembre è passato, e come ho già lamentato tempo fa non ho potuto onorare nel giorno proprio il mio morto.
Credo che su di lui si sia scritto, detto e suonato più che su chiunque altro, eppure resta una figura unica, musicalmente, umanamente e storicamente.
Come tutti i musicisti che amo di più il suo luogo sta nell'impossibilità, ha vissuto nell'atto di una transizione impossibile, che non ha un precedente e che ha dato frutti discutibili, pur essendo la principale e maggiore influenza nella moderna chitarra elettrica.
Cos'è il tentativo di trasformare uno strumento, il suono di uno strumento nella propria voce, superarne il limite meccanico, superare il proprio limite, fatto di radici, storia personale, schiavitù in un sistema che non ascoltava veramente la sua musica, ma voleva un personaggio sul palco, che aspettava con ansia la sua distruzione totale.
Perchè, come Mingus, non era negro, non era bianco, non giallo o rosso, non era un musicista rock, non era (più?) un bluesman, non beat o come cazzo volete chiamare una musica che ha resistito fino alla morte all'inesorabile processo discografico industriale della costruzione dei generi, che dall'inizio degli anni 70' distrusse quello che era avvenuto a Woodstock.
Avevamo visto Sly Stone con la sua famiglia soul, Joe Cocker che portava corpo e sangue in una canzonetta dei beatles, una banda di froci ridicoli come gli Sha na na, semiattivisti alla moda come country Joe, e un'infinità di musicisti dalle più disparate origini, stile e capacità, suonare senza chiedersi in quale fottuto genere si collocasse.
Jimi Hendrix era tutto questo, questa libertà si incarnava in lui, dentro una sola persona dalle molte anime, tenute insieme da una sofferenza antica e moderna insieme.
Fu impossibile per lui varcare la soglia dei 70', in quel mondo che tesseva l'inganno del postmoderno, che avrebbe polverizzato i sogni e mercificato persino la ribellione.
Janis Joplin, altra figura impossibile, lo seguì a breve giro, molti grandi si immersero in apnea uscendo dalla scena per restare se stessi, altri si adeguarono e trasformarono in clichè la loro musica a volte diventando idoli, vuoti come può essere vuoto soltanto un idolo.
Ciò che lo uccise fu proprio l'essere stato cavia di questo processo, lui una creatura musicale dalle unghie dei piedi fino all'ultimo crespo capello, ridotto a "quello che brucia la chitarra", lui stesso diceva con amarezza; se salgo sul palco e suono "nella vecchia fattoria", vanno tutti in delirio, a nessuno frega nulla della mia musica, vogliono vedere il fenomeno.
L'ultima settimana, quando stava finendo il contratto capestro che l'aveva consumato e un vecchio amico l'avrebbe riportato a suonare come voleva suonare, forse per la consapevolezza che il suo sogno era impossibile cedette e morì.

Se avete tempo qui c'è il video integrale del suo concerto a Woodstock,  se arrivate al fondo che pare chiudersi dove sta la sua vera anima,vi troverete persi in un blues senza fiato, senza tempo, un altrove assoluto, una delle cose più belle che abbia mai ascoltato,.




Postato da: toporififi a settembre 21, 2009 02:13 | link | commenti (11) |

sabato, 12 settembre 2009
doveroso

Postato da: toporififi a settembre 12, 2009 21:36 | link | commenti (5) |

lunedì, 17 agosto 2009
Tο Περιβόλι της Παναγίας

Per una settimana sarò in Paradiso.

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hermitage

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Postato da: toporififi a agosto 17, 2009 13:00 | link | commenti (13) |

mercoledì, 05 agosto 2009
TEARS OF SOUND

Da vecchio somigliava al domestico dei coniugi Hart in "Cuore e batticuore" Portava, a volte camicie coloratissime e di casa stava in una poesia di Borges.
Un giorno incontrai nel caffè dove, a volte, mangio qualcosa a mezzogiorno, Enzo Zirilli, un batterista torinese di eccellenti qualità, l'avevo visto suonare in pubblico la prima volta in occasione di un concerto che non avrei voluto perdere per nessuna ragione al mondo.

mariano





(Mal Waldron, Charlie Mariano - Cry Me a River)


La prima cosa che gli chiesi fu: com'è stato suonare con Charlie Mariano? (la seconda: com'è stato suonare con James Moody?)
Mi disse della grande emozione, del privilegio di suonare con un saxofonista che suonò in due dei dischi più importanti di Mingus, e della persona, per cui non riusciva a trovare parole adeguate.
Allora mi raccontò questa storia; sulla cartella di posta del suo Myspace gli arriva un giorno una mail dove una donna gli dice che aveva visto nelle sue collaborazioni che aveva suonato con Charlie e gli domandò se poteva raccontargli qualcosa di lui, come viveva, dove, se stava bene. Lui gli risponde con poche notizie e le chiede di lei, perchè questa curiosità per un musicista che pochi conoscono e ancor meno conoscono bene.
Sono sua figlia, gli dice la donna, se hai occasione di vederlo di nuovo digli che non l'ho mai dimenticato.





(Mingus - Celia)

Ha suonato in Germania con musicisti classici, in India con una straordinaria cantante, nell'America del jazz e con particolare calore in Argentina.
La sua musica, Mingus, la definì "tears of sound" che diventerà il titolo di un suo disco, e infatti solo un grande poeta poteva siglare in modo così preciso e profondo la sua qualità di musicista.
Di lui, della sua tecnica prodigiosa, completamente sottomessa ai moti di un'anima sofferente e senza luogo, quello che segna profondamente, che colpisce chiudendo la gola, sono i suoi tuffi nei sovracuti, un registro difficile che pochi hanno saputo visitare in modo non sguaiato, che spesso si abusano nelle esibizioni di esuberanza tecnica.
In Charlie Mariano questo territorio ha preso il significato e l'emozione di un luogo di lirico dolore, e ricordo solo due grandi musicisti che li hanno colorati di altrettanta commozione; Ben Webster e Dexter Gordon.
E' uno dei pochi sax contralto che si siano liberati completamente dell'influenza e del complesso di Bird, ma non solo, ha visitato ambienti musicali di ogni genere, in questa fuga da se stesso incessante, piena di un'energia e una meticolosità, si, meticolosa, minuziosa, ricordate; "Volverá toda noche de insomnio: minuciosa", "Ritornerà ogni notte d'insonnia, minuziosa", minuziosa come una notte di insonnia.
Infatti la precisione, la perfetta intonazione, la rapidità e la capacità di piegare ogni nota al suo sentimento proprio sono minuziose, come una fuga è progettata senza errori possibili.
Così con i sui pianisti tedeschi di impostazione classica, con Ramamani e il suo ensemble di musica tradizionale indiana, e le meravigliose pagine argentine con Dino Saluzzi, ha girato il mondo e i suoi suoni, ma...
Ma ogni volta che lo ascolto in contesti così diversi, sento che rimane se stesso, in ogni accento, in ogni straziante urlo armonico.
Chi fugge infatti si porta sulle spalle tutto ciò da cui cerca rifugio e la vastità del mondo non è che il perimetro di uno stagno su cui le sue note rimbalzano come sassi piatti lanciati a raso.
E' morto il 16 giugno, di cancro, come tutti gli altri, forse sua figlia ha potuto raggiungerlo alla fine, forse, come me, l'ha saputo solo ieri e non le restano che la tomba e i dischi, per meditare sull'amore che non ha ricevuto da un padre che ha saputo esprimerlo compiutamente solo nel dolore che ha distillato il suo sax.

" Dove andare lontano dal tuo spirito,
dove fuggire dalla tua presenza?

Se salgo in cielo, là tu sei,
se scendo negli inferi, eccoti.

Se prendo le ali dell'aurora
 per abitare all'estremità del mare,

anche là mi guida la tua mano
 e mi afferra la tua destra.

Se dico: «Almeno l'oscurità mi copra
e intorno a me sia la notte»;

nemmeno le tenebre per te sono oscure,

e la notte è chiara come il giorno;

per te le tenebre sono come luce."
(sal 138)


 





Postato da: toporififi a agosto 05, 2009 23:34 | link | commenti (2) |

mercoledì, 22 luglio 2009
ULIVI IN FIAMME

Riporto questo post dal blog "Tra Cielo e Terra".
 qui

In mattinata, un gruppo di coloni israeliani ha dato fuoco ad almeno 1500 ulivi, in Cisgiordania, appartenenti a contadini palestinesi. Le coltivazioni sono state distrutte come forma di rappresaglia contro lo sgombero di alcuni avamposti illegali dei coloni, effettuati dalle forze di polizia israeliane.
Peacereporter.net

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Un antico mito narra di come la città di Atene venne fondata da Poseidone ed Atena, e di come in seguito le due divinità non riuscirono a trovare un accordo su chi dovesse dare il proprio nome e la propria protezione alla città.
Si decise allora di far scegliere direttamente agli ateniesi quale sarebbe stata la propria divinità protettrice.
Poseidone per ingraziarsi il favore dei cittadini fece loro dono di uno splendido cavallo bianco, ed assicurò il proprio appoggio incondizionato nelle battaglie che la città avrebbe affrontato.
Atena invece fece sorgere dalla terra un ulivo.
Poseidone offriva alla città la via della guerra e della conquista, mentre nell’ulivo di Atena erano rappresentate le virtù della saggezza e della prudenza, e soprattutto i benefici della pace.
Il popolo di Atene scelse di accettare il dono della dea, il cui nome fu dato alla città, e l’ulivo divenne uno dei suoi simboli.

Coloro che sono nati sulle rive del mediterraneo sanno che per quanto ci si sposti lungo le sue sponde, per quanto cambino le lingue e il colore della pelle delle persone che via via si incontreranno, l’uniformità del paesaggio saprà sempre infondere un senso di rassicurante familiarità, così come il ritrovare lungo tutte le coste la presenza dell’ulivo darà l’impressione di non essersi mai allontanati dalla propria casa.

Così come per secoli non vi fu alcuna identità europea nel nostro continente, ed i popoli che vi abitavano potevano essere divisi, allora come oggi, in due grandi famiglie: coloro che utilizzavano il burro ed il grasso per cucinare e coloro che invece avevano il privilegio di disporre dell'olio d'oliva.

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 La diffusione della pianta dell'ulivo nel mediterraneo

Dalle colline di lavanda della Provenza fino ai boschi del Libano, da Gibilterra alla foce del Nilo, da Misirlou a Miriam, dal paradiso in terra della Morea fino a Smirne che ancora brucia, vi è un’unica anima che percorre le terre che si affacciano sul nostro mare, un’anima a cui l’albero dell’ulivo ha saputo dare un corpo.

Dalle colonne d’Ercole fino in Palestina, vicino ai prati fioriti dove la giovane Europa venne rapita da Zeus, nella terra tre volte santa dove quella pace che l’ulivo da sempre simboleggia pare non essere mai di casa.

La Palestina, la terra dove pochi giorni fa un gruppo di coloni ebrei fondamentalisti, armati di torce, ha dato alle fiamme più di 1.500 alberi di ulivo, un gesto il cui tetro simbolismo gela il sangue.
Portatori di discordia, costruttori di colonie la cui presenza è dichiarata illegale anche dalle misere organizzazioni sovranazionali terrene: neppure la conclamata ipocrisia di queste ultime, infatti, è in grado di fornire una giustificazione ad un sopruso di tali dimensioni.
Hanno bruciato gli ulivi, l’unica fonte di sostentamento rimasta alle genti che abitano quelle terre da decine di generazioni.
Nel nome di un Dio il cui volere interpretano a loro piacimento, con l’unica giustificazione di un testo sacro che dal loro punto di vista affida quelle terre alla loro progenie, a coloro che condividono il loro stesso sangue incontaminato.

Una terra che hanno dimostrato di non amare, una terra che pretendono loro  ma che non esitano a violentare ed a bruciare, mandando in cenere le sue creature più nobili, dando alle fiamme la sua stessa anima.

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Ulivi dati in fiamme dai coloni ebrei in Palestina

Postato da: toporififi a luglio 22, 2009 21:20 | link | commenti (9) |

lunedì, 20 luglio 2009
Metropolis



Postato da: toporififi a luglio 20, 2009 20:44 | link | commenti (3) |

sabato, 27 giugno 2009
Thriller

Non pensavo di dover scrivere di lui.
Non ho amato la sua musica che agli esordi, e ho seguito le sue trasformazioni come un fenomeno incomprensibile, adesso che è morto ricordo che ha vissuto un inferno, che la sua parabola è difficile da capire.
Delle poche volte che ho seguito le sue vicende so che ricorderò prima di tutto un ballerino strabiliante, c'era qualcosa di puro nel suo modo di ballare.

1779ex

Mi ricorderò che era un negro, che l'ombra dello Zio Tom gli camminava accanto, cercando di tener dietro a quel suo passo frenetico.
Che la sua vita è stata un groviglio di rifiuto e di ricerca di una pace impossibile.
Dei re, di quell'oscuro clan che ha nome "The King of...", la figura che gli si avvicina di più è quella di Elvis Presley; controversa, corrotta, decaduta e marchiata da un successo le cui dimensioni sono abnormi.
C'è un altro clan al quale appartenne, quello dei mascheroni, quella comunità di fantasmi che in qualche modo hanno modificato i propri connotati inseguendo chissà quale canone di bellezza distorta, quel circo Barnum di freaks infelici e irrealizzati il cui elenco tutti conosciamo e che, almeno una volta nella nostra vita, abbiamo disprezzato.

Michael Jackson-3
 
In qualche modo il fenomeno punk è stato una sorta di celebrazione intellettuale e critica di queste figure, le lamette da barba e le spille infilate nelle guance, infanzie difficili protratte fino alla mezza età, (di me per primo potrei dirlo), tradimenti dell'ideologia sessantottina, politica e femminile, provocazioni e oltraggi, non sono che tentativi e parodie di questo starsystem fetido che per restare ciò che è rinnega se stesso platealmente.
Prendere prodotti per far diventare bianca la propria pelle è un atto estremo, il Seppuku del gladiatore afroamericano, è qualcosa che ricorda più Mishima che chiunque altro, nella piena consapevolezza questo, nel più sventato capriccio quello, ma radicale, un atto che raggiunge il cuore del problema e lo risolve con la negazione più tragica.
Uno può anche dire; non si liquidano con due battute 750 milioni di album venduti, comprati da bianchi, gialli. ebrei, negri, ispanici, italiani, russi... da quasi un miliardo di persone, un continente.
Questo trascende la dimensione commerciale ed entra in quella del significato, l'artista che ha venduto più dischi  di tutti è stato ed ha rappresentato tutto ciò che non si può essere.

The+Best+Of+Michael+Jackson

Io non so molto di lui, ma adesso che ha concluso la sua corsa lo ricordo e mi commuovo, nulla è più imprevedibile della risposta di un bambino al mondo.


Vorrei affidare a Maceo, uno della sua gente, gente alla quale è finalmente tornato, il compito di accompagnarlo, ovunque debba andare.





Maceo Parker, Children's world

Postato da: toporififi a giugno 27, 2009 01:07 | link | commenti (4) |

sabato, 20 giugno 2009
FANS

Mi sono chiesto spesso chi apprezzasse veramente la musica che amo, la musica che vi faccio ascoltare.
Beh, credo di aver trovato l'uditore perfetto, e nonostante il nome è veramente caldo.




Postato da: toporififi a giugno 20, 2009 23:22 | link | commenti (3) |


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