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Io mi adatto alle cose malmesse. Intendo dire che non mi piace metter ordine alle cose. Se qualcosa non è a posto di fronte a me, io non la metto a posto. Mi metto a posto io.

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sabato, 27 giugno 2009
Thriller

Non pensavo di dover scrivere di lui.
Non ho amato la sua musica che agli esordi, e ho seguito le sue trasformazioni come un fenomeno incomprensibile, adesso che è morto ricordo che ha vissuto un inferno, che la sua parabola è difficile da capire.
Delle poche volte che ho seguito le sue vicende so che ricorderò prima di tutto un ballerino strabiliante, c'era qualcosa di puro nel suo modo di ballare.

1779ex

Mi ricorderò che era un negro, che l'ombra dello Zio Tom gli camminava accanto, cercando di tener dietro a quel suo passo frenetico.
Che la sua vita è stata un groviglio di rifiuto e di ricerca di una pace impossibile.
Dei re, di quell'oscuro clan che ha nome "The King of...", la figura che gli si avvicina di più è quella di Elvis Presley; controversa, corrotta, decaduta e marchiata da un successo le cui dimensioni sono abnormi.
C'è un altro clan al quale appartenne, quello dei mascheroni, quella comunità di fantasmi che in qualche modo hanno modificato i propri connotati inseguendo chissà quale canone di bellezza distorta, quel circo Barnum di freaks infelici e irrealizzati il cui elenco tutti conosciamo e che, almeno una volta nella nostra vita, abbiamo disprezzato.

Michael Jackson-3
 
In qualche modo il fenomeno punk è stato una sorta di celebrazione intellettuale e critica di queste figure, le lamette da barba e le spille infilate nelle guance, infanzie difficili protratte fino alla mezza età, (di me per primo potrei dirlo), tradimenti dell'ideologia sessantottina, politica e femminile, provocazioni e oltraggi, non sono che tentativi e parodie di questo starsystem fetido che per restare ciò che è rinnega se stesso platealmente.
Prendere prodotti per far diventare bianca la propria pelle è un atto estremo, il Seppuku del gladiatore afroamericano, è qualcosa che ricorda più Mishima che chiunque altro, nella piena consapevolezza questo, nel più sventato capriccio quello, ma radicale, un atto che raggiunge il cuore del problema e lo risolve con la negazione più tragica.
Uno può anche dire; non si liquidano con due battute 750 milioni di album venduti, comprati da bianchi, gialli. ebrei, negri, ispanici, italiani, russi... da quasi un miliardo di persone, un continente.
Questo trascende la dimensione commerciale ed entra in quella del significato, l'artista che ha venduto più dischi  di tutti è stato ed ha rappresentato tutto ciò che non si può essere.

The+Best+Of+Michael+Jackson

Io non so molto di lui, ma adesso che ha concluso la sua corsa lo ricordo e mi commuovo, nulla è più imprevedibile della risposta di un bambino al mondo.


Vorrei affidare a Maceo, uno della sua gente, gente alla quale è finalmente tornato, il compito di accompagnarlo, ovunque debba andare.





Maceo Parker, Children's world

Postato da: toporififi a giugno 27, 2009 01:07 | link | commenti (4) |


Commenti
#1    28 Giugno 2009 - 05:51
 
Un bellissimo post, Toporififi; è straziante quella pelle che deve diventare bianca...
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente saonda

#2    30 Giugno 2009 - 23:06
 
Grazie S. Io credo che quello sia stato il gesto più radicale contro la segregazione razziale e il pregiudizio, come il bonzo vietnamita che si diede fuoco per testimoniare la sofferenza dei buddisti vietnamiti sotto la persecuzione di Madame Nhu.
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#3    01 Luglio 2009 - 17:12
 
Nella musica c'è un dilemma che mi ha fatto spesso pensare ed è questo qui : quanto di spontaneo e perciò vero e sentito esiste in una performance di un musicista o cantante che si esprime
sotto effetto di droghe e simili. Non è affatto una questione banalotta.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente akacimea

#4    01 Luglio 2009 - 21:14
 
No non è banale la questione, ma è mal posta.
Un musicista che ha del talento "è" in gran parte la sua musica, la droga non è quello che lo ispira ma una funzione sottrattiva, serve a togliere, ansie, preoccupazioni e smussa gli spigoli.
Quanto e come fa uso di droghe è una variabile misteriosa, e in fondo quasi irrilevante.
Se fai attenzione, in questa musica c'è una forte componente di morte, e il risultato, quando è buono, è in qualche modo un testamento, uno dei tanti che un grande musicista lascia.
La spontaneità non è un problema, ho visto musicisti che con grande spontaneità hanno prodotto delle solenni vaccate, altri che con lavoro indefesso e minuzioso e molta disciplina e sostanze hanno espresso uno spirito che ci tocca nel profondo, che ha disegnato e ritratto una generazione.
Se guardi come ballava M. J. ti rendi conto che non può essere spontaneo quel movimento, ma che il grande lavoro, le ore ed ore, giorni e notti, passate a provare e coordinare quei passi, lavoro che sta alla base di quella danza, produce il senso della spontaneità, il senso dell'espressione violenta e sensibile.
Questo, come diceva Céline, si ottiene solo con grande fatica, è meticoloso e infinito.

Il problema vero invece è quanto la comunicazione ed il gossip mediatico schiaccino l'arte di questi musicisti sul fatto che si drogano e questo purtroppo ispira i ragazzi che li ascoltano con risultati devastanti e grande frustrazione, in quanto che, se uno il talento non ce l'ha, ha solo l'illusione della spontaneità quando si ubriaca o si droga.
Il grande problema della musica pop sono stati i troppi soldi e l'eccesso di fama, spesso per un prodotto mediocre mascherato da una falsa libertà, si è trasformata una musica naturale e apotropaica in un prodotto di lusso, consumabile da tutti, come la droga.
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